24 luglio 2009
di Paola Manduca
Forse c'è stato un equivoco: Lilin non voleva raccontare la Storia. Aveva, più semplicemente, una storia da raccontare. "Educazione siberiana" è il racconto in soggettiva di chi ha vissuto forti esperienze con l'età di un bambino e già con un disincanto da adulto. Sullo sfondo, onnipresenti, i Vecchi e la Tradizione, sopravvissuti a un popolo che non c'è più. E che si distillano negli ingigantimenti epici dei ricordi infantili cristallizzandosi infine in codici e rituali che li riassumono. La pelle di Lilin e del suo universo di misteriosi tatuaggi sono memorie arcaiche riassunte sulla carne viva, un' allusione a un mondo inedito, che non scompare del tutto perché c'è la pervicace memoria di chi resiste a ogni spaesamento.
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