di Francesco Giurato e Agostino Loffredi
Sicurezza informatica e amministrazione giudiziaria. Carenza di fondi e personale. Con preoccupanti ombre a fare da sfondo. Sono questi gli ingredienti della storia di una riforma minore in tema di giustizia, da trafiletto in mezzo al giornale. La disinvolta gestione dell'affare sicurezza informatica presso il Ministero della Giustizia. A completamento di un iter iniziato in via Arenula da Clemente Mastella, è stato sancito poche settimane fa il punto di svolta. Personale qualificato e di fiducia, a servizio di procure e tribunali da ormai 15 anni, sarà gradualmente sostituito da un controllo remoto dei pc del Ministero. Chi ha denunciato il rischio di vulnerabilità del sistema è stato già liquidato. Via i presidi fissi negli uffici; da ora in avanti assistenza tecnica a chiamata. Uno spreco di denaro pubblico in linea con altre linee di intervento in tema di giustizia, con 20 milioni all'anno che sarebbero risparmiati se si fosse deciso per una regolarizzazione del personale impiegato fino ad oggi. La scelta di appaltare servizi che dovrebbero essere gestiti dall'interno e che finiscono nelle mani dei soliti noti. Che negli ultimi giorni hanno visto chiudersi gli uffici di Napoli, perché accusati di passare il contenuto delle intercettazioni telefoniche ai casalesi.
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