2 aprile 2008

Le ruspe a Casilino 900

Giorgio de Finis

2 aprile 2008: dalle prime ore dell'alba Casilino 900 è presidiato dalle forze dell'ordine. Polizia e funzionari comunali controllano i documenti, si provvede perfino a dare una nuova numerazione alle baracche. Nessuno sa se questo è l'inizio dello sgombero tanto annunciato e oggi previsto dal nuovo piano regolatore. Si diceva non sarebbe avvenuto prima della fine dell'anno scolastico, per non compromettere l'istruzione dei bambini. Che qui vanno a scuola numerosi. Ma con le elezioni che si avvicinano magari si vuole fare un po' d'ordine!  Alcune abitazioni sono state già abbandonate. Chi non ha i documenti in regola se n'è andato. C'è grande paura al campo, nessuno sa bene cosa sta succedendo e cosa deve fare.
Sette giorni dopo. Veniamo svegliati all'alba. Sono arrivate le ruspe. E' iniziato lo sgombero di Casilino 900. Le autorità ribattono che non si tratta di sgombero, ma di interventi tesi a rendere la strada che attraversa il campo praticabile ai mezzi di pronto intervento e ai vigili del fuoco.
Casilino 900 è una baraccopoli che esiste da oltre quarant'anni. Inizialmente ha accolto un'immigrazione proveniente dal sud d'Italia, ma già a partire dalla fine degli anni sessanta vi si insediano le prime comunità dei Rom. Oggi ci vivono circa 650 persone, per lo più provenienti dalle aree della ex-Jugoslavia: rom serbi, macedoni, bosniaci, montenegrini, kossovari. Molti di loro, prima che fosse sgomberato, abitavano il vicino campo di Casilino 700, allora il campo più grande d'Europa.
Situato all'incrocio tra la via Casilina e la via Togliatti è nascosto alla città dal muro di sfasciacarrozze da un lato, dall'aeroporto di Centocelle attualmente in disuso e dal parco archeologico, di recente istituzione, dall'altro. Nonostante sia stato dotato di bagni chimici e perfino di una fontanella!, le condizioni igieniche del campo sono davvero drammatiche.
"Queste non sono immagini di Roma - scriveva Pier Paolo Pasolini  riferendosi alle borgate e ai tuguri della periferia romana - ma immagini del Terzo Mondo. E' nel Terzo Mondo che le abitazioni hanno questo colore bigio e profondo di legno marcio, catrame e bandone; le strade questa rugosità di vecchio fango e di vecchia polvere; la pelle dei bambini è di questa pasta grigia e animale". Era il 1966, di lì a poco i rom inizieranno a stabilirsi a Casilino 900. Roma oggi riscopre le baraccopoli, tra lo stupore dei media e l'indifferenza della popolazione e della politica. Di tanto in tanto questa indifferenza si camuffa da "emergenza". Ma poi niente cambia. "So ben figurarmi, è ancora Pasolini a parlare - gli occhi che sorvolano queste immagini senza guardarle... Sono gli occhi di coloro che 'credono' che le borgate, non siano, non solo un problema loro, ma un problema attuale..."
"Nell'ultimo anno a Roma - mi dice Francesco Careri di Stalker/ON - ci sono stati 6000  persone sgomberate da baraccopoli e campi rom1. Gli sgomberi vengono eseguiti spesso con la violazione dei più elementari diritti umani e civili, senza preavviso, senza informare le persone delle loro future destinazioni, senza lasciare il tempo di raccogliere le proprie cose, senza offrire la possibilità di poter partecipare a decisioni che riguardano l'intero destino della propria esistenza. Demolire e sgomberare, per offrire nuovamente una soluzione temporanea, è oggi l'unica proposta che la nostra società è capace di offrire".
"Pensare che la sicurezza possa essere condannare gli altri al peggio, sempre, è un grande errore - aggiunge Lorenzo Romito. La sicurezza non può che essere reciproca. Io ho recentemente fatto un viaggio in Israele e Palestina. Non c'è verso che la tua sicurezza sia garantita dalla totale esclusione dell'altro. Fino a che punto puoi alzare questo muro intorno ai rom? Più saranno segregati, più saranno allontanati dal centro, più saranno commisti culturalmente e uniti solo dal loro statuto di sottoproletariato, più diventeranno pericolosi. Allora la soluzione, sul percorso che si sta prendendo, non potrebbe essere alla fine che la loro eliminazione".
Lorenzo mi riferisce con preoccupazione di casi in cui sono stati demoliti i container di rom responsabili di furti o altri atti criminali. Di casi in cui i familiari di coloro che si sono macchiati la fedina penale sono stati allontanati dal campo, un passaggio alla responsabilità collettiva che sembra violare le più elementari regole di democrazia e giustizia. Chi di noi perde la casa se commette un reato? Cosa c'entrano moglie e figli se un padre ruba?

Poi leggo il ponderoso saggio di Jonathan Simon, docente presso la Boalt Hall School of Law, University of California, che mi dischiude l'abisso. Negli Stati Uniti possono essere sfrattati da un appartamento in cui risiedono (parliamo di alloggi popolari) interi nuclei familiari se uno degli inquilini riporta una condanna penale. Inoltre leggi statali e federali escludono dal voto detenuti e ex detenuti (in otto stati il bando è a vita). "Durante le elezioni presidenziali del 2000, circa 4,7 milioni di cittadini americani sono stati esclusi dal voto a causa di una condanna penale. Stime attendibili suggeriscono che, in base alle tendenze elettorali generali della popolazione afroamericana, qualora anche solo gli elettori afroamericani 'banditi' dall'elettorato, pur avendo interamente scontato la loro condanna, fossero stati in condizione di esprimere il loro voto, Gorge W. Bush non sarebbe stato eletto alla Casa Bianca". Negli Usa, gli afroamericani (pur essendo una minoranza) costituiscono infatti la maggioranza assoluta della popolazione carceraria. In nome della sicurezza, l'America da anni sferra la sua guerra ai ghetti urbani, utilizzando il sistema della pena per "sorvegliare, soggiogare e, quando necessario, punire e neutralizzare le popolazioni recalcitranti di fronte al nuovo ordine economico" (Wacquant).
Di lì a qualche settimana gli abitanti di Casilino 900 e degli altri campi presenti sul territorio nazionale guadagneranno le prime pagine dei giornali e le aperture dei Tg: scoppia l'emergenza Rom, le baracche e le roulotte sono prese d'assalto e bruciate in nome della sicurezza e della legalità. Ma le urla rabbiose della folla che inneggia a raid e linciaggi, e insulta i pompieri, non riescono a farsi coro, fosse anche per singole flebili voci, come quella di Nicoletta, una giovane donna che scrive al quotidiano La Repubblica: "... questa notte proprio non riesco a prendere sonno. Non riesco a cancellare dalla mente le immagini di quelle madri con i figli piccoli in braccio, scortate dalla polizia per salire sui pulman e lasciare i campi in  fiamme. Sì, madri e bambini, non rom o zingari. Non riesco a non provare vergogna e dolore per quelle donne in fuga con i figli stretti a sé. Mia figlia, di appena nove mesi, dorme serena, nel suo letto comodo, nella sua casa calda e qualcuno sempre pronto a sorriderle e a farle una carezza. Una figlia, proprio come quelle aggrappate al collo di quelle donne dolenti. Cosa pensa una madre mentre fugge stringendo il proprio bambino? Cosa pensa una madre quando sa che il suo bambino, prima ancora che nasca, è già un nemico per qualcuno? In questa notte insonne provo vergogna per tutte le madri italiane che non hanno saputo vedere in quei bambini i loro figli"
 "La freddezza bei confronti degli stranieri che sono fra noi - scrive il teorico della società liquida Zygmunt Bauman - segnala un abbassamento della temperatura in tutte le relazioni umane e in ogni ambito della vita. Sono fredde le persone che hanno dimenticato da molto tempo quanto calore possa trasmettere la solidarietà umana".
Come dobbiamo considerare gli italiani freddi o razzisti? Secondo gli ultimi dati del Censis la nostra società avrebbe una percezione della paura più alta del dato reale, in controtendenza rispetto al numero dei reati che è in diminuzione. Per il presidente del Centro Studi Investimenti Sociali Giuseppe De Rita la paura è frutto della crisi economica che attraversa la società italiana, "quando non si va avanti si va indietro, quando non si cresce ci si difende".
Ma la crisi è planetaria. "Il pianeta è saturo (ci ricorda ancora Bauman). Mentre la produzione di rifiuti umani prosegue senza posa e tocca nuove vette, il pianeta resta rapidamente a corto di strumenti per il riciclaggio dei rifiuti". In fondo abbiamo paura di finire tutti nella pattumiera, per questo odiamo i rom. Il popolo che abbiamo consegnato alle discariche e che ci rimanda come uno specchio l'immagine terribile del nostro destino di "vite di scarto".
Essere rifiutati, esclusi, uscire dal gioco, restare soli, queste sono le cose che ci fanno paura (parole che vanno bene per "loro" ma suonano orribili quando le rivolgiamo a noi stessi). Il nostro peggior incubo: Gridare alla società globale "Vengo anch'io" e sentirci rispondere: "no, tu no!"

Note
1. Tra gli sgomberi ricordiamo: Campo Boario (sgomberato il 4/4/2007; La Martora (parzialmente sgomberato il 5/7/2007); Ponte Mammolo (sgomberato il 10/12/2007); Quintiliani (sgomberato in novembre 2007); Tor Cervara (sgomberato il 24/5/2007 e il 12/10/2007); via Maddaloni (sgomberato il 17/7/2007); Tor Pagnotta (sgomberato il 21/2/2007); Magliana Vecchia (sgomberato il 19/7/2007 e il 29/1/2008); via dell'Imbrecciato (sgomberato il 28/4/2007 e altre due volte); Villa Traili (sgomberato il 9/3/2007); Tor di Quinto (rese inagibili 78 baracche il 1/11/2007); Saxa Rubra (sgomberato il 29/1/2008); Aldobrandeschi (sgomberato due volte). I dati sono forniti da Stalker/ON.

Credits
Le immagini delle ruspe a Casilino 900 sono tratte dal film documentario Rome to Roma_diario nomade di Giorgio de Finis, in collaborazione con Stalker/Osservatorio Nomade, l'Università di Roma Tre, TU Delft, Belgrade University, KTH Stockolm, UN-Habitat e Triennale di Milano, una produzione In iride sfoggio, 2008

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