Lettere a Pandora

Ciao pandoratv, ciao Giulietto Chiesa,
dopo dieci mesi dall'incontro tenuto a Mestre in ottobre 2008 a cui partecipai con entusiasmo come pure partecipai all'invito di versare una piccola cifra (pur non indifferente), mi fa piacere sentire oggi qualche novità. Ricordo che si prevedeva di produrre notizie e commenti attraverso una piccola redazione che avrebbe dovuto essere composta a breve e cercare di trasmettere tali report a cadenza fissa e costante attraverso un circuito di radio e TV locali e private, alla ricerca delle quali tutti eravamo invitati a partecipare. Ricordo pure che Giulietto disse che sette regioni, pur senza nominarle, erano giа (parzialmente) coperte. Ricordo l'invito a diffondere la presenza di Pandora; ricordo che era prevista la produzione di materiale informativo standardizzato cartaceo promozionale sull'iniziativa (il quale tra l'altro avrebbe fatto fede per estendere la raccolta fondi, indicare stazioni ed orari di trasmissione, presentarsi alle redazioni come rappresentanti dell'associazione),  insomma tutto quello che avrebbe reso quest'avventura nota, riconoscibile e credibile.
Dopodiché ci fu una convocazione ancora a Mestre nel gennaio di quest'anno alla quale non potei partecipare ma della quale chiesi a Laura Coletti di poter leggere in resoconto, lo stato dell'opera e gli sviluppi del progetto.
Rimasto senza notizie, riscrissi una mail a metà marzo ancora alla ricerca di informazioni, alla quale ebbi la risposta sottoriportata:


Gent.mo Arrigo
é vero, ci sono state "lunghe pause". Mi scuso per questi problemi che sono dovuti anche al fatto che siamo ancora nella fase organizzativa, purtroppo, anche se non mancano proposte e prospettive.
Per quanto riguarda la pubblicità, la scelta è stata quella di utilizzare il sito web, da cui si puo' scaricare il materiale. Ovviamente è comprensibile che inviare a tutti il materiale cartaceo avrebbe costi non sostenibili. Stiamo lavorando, sia per i contatti con le stazioni locali, sia per la progettazione di un programma più efficace di raccolta fondi. L'ultima riunione è dello scorso 9
gennaio (per la quale ho inviato info a tutti i sottoscrittori di cui ho l'indirizzo, e credo fosse anche sul sito, perché è stata convocata con l'accordo della segreteria di Roma, dato che avevamo un collegamento con G.Chiesa). Riunione convocata per dare informazioni e per costruire una prospettiva in grado di rendere le realtà locali più protagoniste del processo. Al momento non sono previste convocazioni, in ogni caso non appena rientro, ora mi trovo fuori sede, manderò a Lei e a tutti i sottoscrittori una mail sintesi sulle ultime novità, con una proposta di incontro in modo da poter chiarire quelli che possono essere stati problemi (paradossale... e mi scuso) di
comunicazione, e altro.
Per ora le invio cordiali saluti, ringraziandola per l'interesse e il sostegno.
Laura Di Lucia Coletti
 
Fui in tal modo rassicurato che si insisteva nella ricerca di contatti con le stazioni locali e nella volontà di non perdere i rapporti con il sostenitori decentrati anche attraverso larghi periodici incontri. Confidando dunque in quanto sostanzialmente ribadito, oggi posso solo ritenere che Laura Coletti sia tuttora in missione fuori sede.
Nel frattempo devo dire di non aver mai sentito pronunciare o segnalare o riprendere il nome di Pandora da qualche fonte né televisiva né elettronica, né a mezzo stampa, la qual cosa mi ha un tantino depresso rispetto alle aspettative e sicuramente rispetto alla speranza di un eventuale coinvolgimento di altre persone come mi ero riproposto di fare.
Se è veramente stata scartata l'ipotesi di produrre materiale promozionale cartaceo perché costoso (!) e delegarlo ai singoli sottoscrittori attivi (risultando così disomogeneo e molte volte più costoso) e/o accantonato al contempo il proponimento di mantenere in comunicazione tra loro e con il centro i sottoscrittori, in modo che facciano da volano per l'iniziativa, forse non ho afferrato quali siano le linee per una comunicazione nuova e - ripeto - credibile.

Dalla " PROPOSTA DA PANDORA TV " che ricevo ora, mi pare di capire  - ma vorrei essere smentito dato che probabilmente non ho una precisa idea di cosa significhi web TV - che non ci sono trasmissioni su piattaforme tradizionali esterne al sito, il quale quindi lavora come un blog, producendo informazione alla quale si accede per ricerca indicizzata. Operazione che personalmente compio con una certa frequenza su vari altri siti ma che non credo sia un agire comune.
Sicuramente questa sarà una tecnologia molto avanzata, ma difficilmente raggiunge oggi una popolazione allargata che non sa di ADSL, banda larga, streaming, podcast, ecc.
Può darsi che Giulietto ricordi qualcuno che a Mestre nell'ottobre del 2008 gli consegnò un pieghevole intitolato PALAZZO CARLI sul quale era pure segnalato il sostegno a Canale Zero. Quel pieghevole viene distribuito a mano, periodicamente rinnovato, dal 2002 a persone che altrimenti a quelle poche notizie (1500 parole) non avrebbero accesso per scarsa abitudine, pigrizia o per mancanza di familiaritа tecnologica, e vuole servire - per dirla in breve - soprattutto a ingenerare dubbi, a proporre riflessioni, a chiarire un linguaggio economico, ambientale e guerrafondaio spesso astruso. Naturalmente ora quella segnalazione non
c'è più, essendo rimasta senza seguito.
Certo che le nostre settimanali apparizioni in piazza possono apparire come il portare acqua con le orecchie, antidiluviane, di influenza insignificante, ma attualmente pare che anche un'attività come la nostra possa essere di qualche fastidio (ricordo che siamo nella Verona apripista delle ronde padane et altro) se siamo stati multati di quattrocento euro per abusiva affissione di manifesti che denunciavano guerre e torture.  Naturalmente abbiamo ricorso contro il provvedimento e siamo in attesa di udienza.
Nella mail inoltre vorrei sottolineare due cose, una con la quale concordo e l'altra con la quale non concordo.
La prima è che "Nella società dello spettacolo, ... se  non si viene trasmessi è come non esserci", con l'attenzione di sostituire 'trasmessi' con 'ascoltati', 'letti'; la seconda è:  "Noi non vogliamo "dare la linea". Vorremmo dire la verità". A me basterebbe che venisse data un'opinione motivata perchè temo grandemente chiunque mi propone la verità.
Augurando vivamente buon lavoro, vi ringrazio per l'attenzione.
A. Mamone   -  Verona


Da Giulietto Chiesa:
Rispondo a A. Mamone, per rispondere ai tanti, non tantissimi (purtroppo, perché se fossero tantissimi vorrebbe dire che abbiamo smosso qualche cosa comunque, anche con i nostri errori).

Dico subito che questa lettera ha molti pregi. Quasi solo pregi.
Nel merito dice cose tutte esatte.
Non abbiamo tenuto fede a molti impegni, che qui sono descritti. Si tratta di capire il perché e, se possibile, di farvi fronte.
In primo luogo una risposta generale c'è: io pensavo, ero convinto, che la risposta al nostro appello sarebbe stata molto, molto più ampia di quello che poi si è verificato.
Errore mio prima di tutto, che non è giusto io condivida con nessuno.
Mi faccio l'autocritica in pubblico, la più ampia possibile, la più esplicita possibile.
Pensavo che fossero in molti ad avere capito l'emergenza informativa e democratica. Ho scoperto che non era così.
Da questo errore iniziale discendono le conseguenze. Avevo (avevamo, qui non sono più solo, anche altri hanno con me partecipato, come sapete) fatto conto su molti più mezzi economici. Che non sono arrivati.
Il che ha comportanto una serie di ritirate sul campo. Una dietro l'altra mano a mano che appariva evidente che avremmo dovuto farcela con meno mezzi, cioè con meno professionisti, cioè con meno giornalisti, cioè con più volontariato, cioè con molti che prima partono, poi si fermano, spariscono, promettono e non mantengono e non gli puoi dire niente perchè non gli puoi dare niente. E che hanno un'idea della militanza all'altezza di questi tempi grami, in cui ciascuno vuole essere al tempo stesso protagonista e sollevato da responsabilità, in cui tutti vogliono democrazia, ma pochissimi sanno cosa significa responsabilità, etc.

Qui anche condivido i miei errori con quelli di molti, parecchi altri.
Prima di partire avevo chiesto, attraverso il sito www.megachip.info, quanti sarebbero stati disposti a dare i cento euro. Arrivarono più di 3000 risposte positive. Parve un segno importante. Se già in partenza 3000 persone davano la garanzia di sostenere il progetto, potevano contare -pensammo - su uno start up adeguato.

Cosa è accaduto? Che hanno versato meno di 1000 persone. Perché? Lascio a voi, che mi leggete, di trovare la risposta. Io non posso accusare i milioni di italiani che non ci conoscono, di non conoscere il progetto Pandora.  Ma chi ha detto, e scritto, un sì non poteva non sapere. E dunque vorrei chiedere, a coloro che hanno promesso, perché non hanno mantenuto la loro promessa. Loro sapevano cosa stavamo cominciando. Sapevano quanto grande e difficile era il compito che prendevamo sulle spalle. Se mi risponderanno sarò in grado di capire meglio.

Ecco perché, per esempio, non abbiamo stampato materiali nazionali, non abbiamo fatto un lancio propagandistico nazionale adeguato, fuori dalla Rete: semplicemente non avevamo i soldi. E allora abbiamo improvvisato con quello che avevamo. Cioè con poco e quasi niente. E' venuto fuori poco o niente.

Non siamo stati capaci di organizzare i comitati locali. Colpa nostra, naturalmente. Questa è stata colpa nostra, incapacità di stabilire rapporti, di selezionare le persone capaci, di qualità (invece di affidarci ad arruffoni, e pasticcioni, o semplicemente a cretini presuntuosi che ce ne sono in abbondanza anche tra di noi).
Abbiamo perduto quasi un anno per avere un sito adeguato alla bisogna televisiva. Perché, invece di aiutarci, alcuni ci hanno ostacolato con perseveranza. Magari in buona fede, ma non sempre. Loro pensavano di avere la verità in tasca e, in base a una strana idea della democrazia, hanno pensato bene di imporcela.

E anche gli intellettuali che avevano promesso di sostenere il progetto si sono in grande parte, quasi del tutto, defilati. Avevamo contato sulla percezione dell'allarme che ci era sembrato avessero. Non l'avevano. O, forse, l'avevano ma non avevano e non hanno un'idea di militanza tale da farli partecipare a un progetto comune di questa portata.

Ecco un altro mio errore personale: ero convinto di poter contare sull'aiuto attivo di molti. E invece mi sono trovato a dover perdere molta parte del mio tempo a scrivere, sollecitare, implorare. E con me la stessa fatica di Sisifo l'hanno fatta quei pochi che, a Roma e in qualche periferia, si sono messi a lavorare contro tutte le correnti.

E anche fare giornalismo e informazione in un progetto come Pandora tv significava in qualche modo rivoluzionare il comportamento individuale, l'uso del proprio tempo, l'idea stessa di rapporto con il pubblico degli ascoltatori, dei lettori, degli spettatori. Che, a loro volta, non avrebbero più dovuto essere soltanto ascoltatori, lettori, spettatori, ma produttori di informazione, di notizie, sostenitori attivi, vigili, stimolatori.

Impresa enorme, che - parlo ancora di me - avevo sottovalutato. Così i giornalisti che si sono affacciati al progetto hanno via via abbandonato, perché non avevano capito bene cosa si richiedeva da loro. Altri ritardi. Altra difficoltà di lanciarci all'esterno.

Potrei continuare, ma ripeterei le osservazioni critiche dell'amico Mamone. Ricordo bene il volantino che mi diede in quella occasione. Era perfetto per lo scopo. Ne avessimo avuti 1000 così, Pandora avrebbe potuto decollare da sola. Purtroppo ce ne furono due o tre. Non bastava e non basta. Ma Pandora, ecco un esempio, non poteva sapere che vi hanno multato. Se l'avesse saputo avrebbe potuto raccontarlo a un pubblico più vasto di quello di Vicenza.
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Stessa cosa per la rete di radio e tv amiche che volevamo coinvolgere. In parte non l'abbiamo fatto. In parte non l'hanno fatto quelli che dalle periferie dovevano farlo autonomamente. In parte l'abbiamo fatto ma ci siamo scontrati con l'indifferenza, la risposta autarchica (che volete? Noi siamo già in azione, perché dovremmo fare con voi?). Così il campanilismo, il separatismo, la competizione hanno azzoppato la possibilità di "fare insieme", che avrebbe dato alla voce di Pandora tv una massa critica superiore, ma avrebbe dato anche a ciascuno dei suoi componenti e associati una voce nazionale.

Ciò detto: non abbiamo fatto niente? Non credo. Il sito Pandoratv.it è pieno di cose notevoli. Alcune sono andate in onda sulla rete di Europa 7, e sulle tv analogiche a quella rete associate. Poco, perché le nostre capacità produttive sono state molto ridotte dalla mancanza di mezzi. Ma la qualità è stata all'altezza.
Abbiamo messo in piedi una redazione di giovani molto motivati e promettenti, tutti volontari, purtroppo. Abbiamo una sede, uno studio, le possibilitità tecniche di fare di Pandora tv un content provider. Non siamo stati in grado di produrre un notiziario quotidiano. Ma con quei mezzi era del tutto impossibile.
Infine (ma potrei continuare in un bilancio equo, impietoso verso noi stessi dove dobbiamo criticarci, ma realista dove possiamo dire di avere fatto miracoli con i fichi secchi) abbiamo fatto una serie di esperimenti preziosi che potranno essere utili a noi, se riusciremo a continuare, ma anche ad altri che volessero riprendere, meglio di noi, questa esperienza.
Certe cose bisogna provarle comunque perché non si possono prevedere.

Adesso cercheremo di rilanciare pandoratv senza le illusioni di partenza e evitando di ripetere gli errori di partenza. Certo che dobbiamo ripartire da una web-tv. Almeno fino a quando non avremo trovato i mezzi per espanderci. Ma le possibilità di espansione su altre piattaforme ci sono e le verificheremo.
Certo che dovremo tentare forme di finanziamento parallele, inclusa una certa pubblicità etica, perché come s'e' visto non ci si puo' affidare alle promesse di "militanti del click", cioè quella particolare genia di persone che si comportano come se pensassero che fare un click sotto a un appello sia l'atto supremo della militanza.

Ci proveremo.

Per quanto concerne le due osservazioni finali di Mamone direi che possiamo essere d'accordo. Nella società dello spettacolo, se non si viene "ascoltati" (ma anche, mi perdoni l'amico Mamone, "trasmessi") non si esiste.
E nessuna presunzione di verità. Ma un'opinione motivata é proprio l'unica verità che può essere trasmessa.
Cordiali saluti a tutti. Con la speranza che vi siano reazioni adeguate a questa franca risposta. Non è il momento di farci complimenti. In emergenza non c'e' spazio per i complimenti.

Cordiali  saluti a tutti

Giulietto Chiesa
Direttore di Pandora tv

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