Pandora contro il ddl intercettazioni

"Si ha democrazia quando i cittadini sono esposti al maggior numero di informazioni possibili". E' stato con questo concetto che il professor Stefano Rodotà, giurista e Garante per la privacy dal 1997 al 2005, ha aperto il confronto pubblico organizzato dalla Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi) sul ddl Alfano, che si è tenuto il 14 luglio a Roma.

Giornata scelta non a caso: per il 14 luglio tutti gli organi dell'informazione avrebbero dovuto restare in silenzio per manifestare la ferma opposizione contro le norme bavaglio messe a punto dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Alla fine "giornata del silenzio" non è stata, perché la discussione in Parlamento sul ddl è slittata a settembre in seguito all'intervento del Presidente della Repubblica Napolitano, che il 3 luglio scorso ha convocato il Guardasigilli al Quirinale per esprimergli i suoi dubbi su alcuni aspetti incostituzionali del suo disegno di legge.

"Il dibattito rimandato a settembre ci tranquillizza - afferma Rodotà durante il suo intervento - perché ci fa prendere atto che le nostre iniziative hanno cominciato a ottenere degli effetti: creare un minimo di movimento dell'opinione pubblica in un paese in cui l'opinione spesso rimane bassa".

 

Limiti che ledono la deontologia professionale, censure di fatto e il rischio di interventi impropri da parte degli editori, che esiterebbero a pubblicare le notizie per timore di infrangere la legge. Queste sarebbero, a detta di Rodotà, le conseguenze dell'approvazione di questo ddl.

Il rischio più grande è quello di una "vacanza morale", ha spiegato il professore citando Primo Levi, soprattutto in un Paese come l'Italia, "dove, secondo un rapporto del Censis, tra il 60 e il 70 per cento dei cittadini forma la sua opinione politica guardando la televisione".

 

Rodotà cita in proposito l'ultima relazione dell'Autorità delle Comunicazioni, da cui emerge uno squilibrio - 55 a 29 - fra le risorse fornite alle televisioni e quelle destinate alla stampa e ribadisce la necessità costituzionale di riequilibrare queste risorse, come recita l'articolo 21 della Costituzione.

In un sistema in cui la tv generalista ha un peso così determinante e dove l'uso di Internet non è diffuso come sembra, la carta stampata resta strumento fondamentale per consentire a ogni cittadino di esercitare la propria libertà critica.

La battaglia continua.

 

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