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(2034)

  • Mylan Key

    1) VI INVITO A LEGGERE , TANTO PER CAMBIARE, L’ ARTICOLO DI BLONDET.
    E’ CORTO .
    Contro il riscaldamento climatico, adottare la teoria del “gender”…?
    ( da non scordare la voce SOROS ) .

    2) NON MI INTROMETTO addentrandomi in un contesto totale, ma ne rispecchia il tutto , e come misuriamo la vita .
    E IN TEMA DI TRANSGENDER HO TROVATO QUESTO ARTICOLO DATI
    SULLA PROSTITUZIONE . E’ DELLA CARITAS DEL 2008 . Se pensiamo che non pensiamo, che abbiamo il mondo che va in un modo, questo e’ un aspetto.
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    La tratta in Italia e nel mondo

    Per l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo/Oil) sono 12.300.000 le persone sottoposte a sfruttamento lavorativo, sessuale e schiavitù nei cinque continenti. Tra queste, ogni anno, circa 800.000 persone sono trasportate oltre i confini nazionali per essere sfruttate in altri Paesi. L’80% delle vittime è costituito da donne e ragazze, in più del 50% dei casi minorenni.

    Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), le persone trafficate in Italia sono tra le 19.000 e le 26.000 ogni anno.
    Nel Rapporto 2007, il Dipartimento di Stato americano ha distinto tre livelli:
    al primo livello ci sono i 28 Paesi che hanno soddisfatto completamente i criteri per l’eliminazione della tratta delle persone dal proprio Paese (a livello legislativo e pratico); al secondo livello ci sono 75 Paesi che non soddisfano tutti i parametri richiesti, ma che stanno compiendo sforzi significativi per raggiungere gli standard stabiliti;
    al terzo livello ci sono 16 Paesi che non dimostrano attitudine né volontà di miglioramento.

    L’Italia è un Paese al primo livello, perché il Governo italiano, oltre ad aver raggiunto gli obiettivi minimi, ha posto in essere, con l’articolo 18 del TU sull’immigrazione, un forte strumento a sostegno e protezione di chi denuncia gli sfruttatori. Anche le severe pene comminate ai trafficanti di esseri umani (da 8 a 20 anni di carcere) hanno contribuito al buon giudizio espresso dall’Osservatorio degli Stati Uniti, nonché l’operazione “Spartaco” che tra ottobre 2006 e gennaio 2007 ha portato all’arresto di 784 persone e all’apertura di indagini su altre 1.311.

    Tra il 2000 e il 2006 le persone coinvolte nei progetti di assistenza e integrazione sociale promosse ai sensi dell’articolo 18 del TU sull’immigrazione sono state 11.541. A 5.673 (circa l’80% dei richiedenti) è stato rilasciato un permesso di soggiorno.

    In Italia il prezzo di una “prestazione” è in media di 30 euro, per un giro d’affari mensile di 90 milioni di euro. Una donna prostituita “rende” al suo sfruttatore dai 5 ai 7 mila euro al mese.

    Per assicurare la protezione alle vittime di tratta che denunciano gli sfruttatori, l’Italia ha speso, nel 2006, 4.300.000 di euro, finanziando 77 progetti di Organizzazioni non governative. Nel corso dello stesso anno 340 vittime hanno seguito corsi di alfabetizzazione, 430 sono stati indirizzati verso progetti di formazione, 69 sono stati aiutati a tornare nel proprio Paese di origine e 927 hanno ottenuto un permesso di soggiorno temporaneo per rimanere in Italia.

    Nonostante questi sforzi e la buona politica di informazione e prevenzione portata avanti a livello governativo e non governativo, restano molte le vittime nel nostro Paese, soprattutto donne nigeriane, ma anche provenienti da Romania, Moldavia, Albania, Ucraina e, in minor numero, dalla Russia, dalla Bulgaria, dall’America Latina, dall’Africa del nord e dell’est, dal Medio Oriente e dalla Cina.
    Circa il 7% delle vittime di tratta in Italia sono bambini, provenienti nella maggior parte dei casi dalla Romania.
    Tra le comunità Rom e Sinti stanziate in Italia è diffuso lo sfruttamento dei minori per accattonaggio.

    Tra gli adulti, accanto allo sfruttamento sessuale (di cui sono vittime anche molti minori) è diffuso lo sfruttamento lavorativo di uomini dalla Polonia e dalla Repubblica Cinese, specialmente nel settore agricolo.

    Il Numero verde antitratta, attivato nel luglio 2000, aiuta le persone vittime di tratta e sfruttamento sessuale informandole sulle possibilità offerte dall’art.18 del Testo Unico sull’immigrazione che prevede il rilascio del permesso di soggiorno attraverso un percorso giudiziario (con denuncia degli sfruttatori all’autorità giudiziaria) o sociale (senza denuncia) per le donne che rischiano pesanti ripercussioni sulla loro persona o sulla famiglia rimasta in patria.

    Nell’arco del triennio 2000/2003, 5.907 donne sfruttate sessualmente si sono rivolte a questo servizio per lasciare la strada, denunciare gli sfruttatori o richiedere assistenza e accoglienza. Le chiamate totali nei tre anni di attività considerati sono state 25.949. Sospeso per mancanza di fondi nel giugno 2005, il Ministero Pari opportunità ha deciso di riattivare il Numero verde antitratta nazionale (800 290 290) dal gennaio 2007. Lo stesso Ministero, tra il 2000 e il 2004 ha cofinanziato 296 progetti di protezione sociale, permettendo l’assistenza di 6.781 vittime.

    I progetti, anche finanziati dal Dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, sono stati in grado di accogliere circa 11.500 persone, di cui solo 700 hanno abbandonato il progetto, mentre 5.500 hanno ottenuto il permesso di soggiorno (il 70% dei quali denunciando gli sfruttatori e il 30% con il percorso sociale).

    IL CONTRASTO AL FENOMENO DELLA TRATTA: STATISTICHE GIUDIZIARIE

    In Italia, il totale dei procedimenti per reati connessi alla tratta e al traffico, anche quelli per cui è stata pronunciata condanna dal giugno 1996 al giugno 2001, ammonta a 9.004. La media annuale è stata di circa 1.800 procedimenti.

    Le aree di maggior distribuzione dei procedimenti per tratta e traffico sono:
    aree di confine, terrestre o marittimo;
    grandi centri urbani o ricche città del Nord in prossimità dei grandi centri urbani;
    piccole città del Centro la cui economia è fondata principalmente sul turismo e sulla media e piccola industria.

    Sul totale di 9.004 procedimenti, 6.074 (67%) sono stati in materia di traffico di migranti e 2.930 di tratta di persone a scopo di sfruttamento (33%).

    Dall’esame dei dati provenienti dalle procure dove si è concentrato il maggior numero di procedimenti per tratta, è possibile distinguere tra:
    sfruttamento nelle grandi metropoli (o nelle zone limitrofe) e nelle ricche città industriali del Nord. In questo primo caso rientrano, in una panoramica da sud a nord, le Procure di Palermo, Roma, Velletri, Chiavari, Savona, Cuneo, Alessandria, Torino, Milano, Brescia, Vicenza e Padova;
    sfruttamento in piccole città del Centro, spesso lungo la costa, la cui economia si fonda principalmente sul turismo e sulla media e piccola industria. In questo gruppo rientrano, sempre da sud e nord, le Procure di Pescara, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Perugia, Arezzo, Pesaro e Ravenna;
    sfruttamento in città di frontiera (come Lecce, Foggia, Trieste e Gorizia);

    Dal 1996 al giugno del 2001, il 43% dei procedimenti in materia di tratta di persone si trovava ancora alla fase delle indagini preliminari, mentre il 57% in fase di giudizio.
    Il numero delle persone sottoposte ad indagini, imputate e condannate per reati inerenti alla tratta a scopo di sfruttamento, è stato 7.582, di cui 1.216 di sesso femminile (circa il 16%).

    Gi autori di nazionalità italiana sono stati il 32,2% del totale, le altre nazionalità più rappresentate sono state l’albanese (1.201 persone, 29,8% del totale), la cinese (437 persone, 6,7% del totale), la rumena (260 persone, 4,5% del totale) e la nigeriana (338 persone, 4,5% del totale).

    Il numero totale delle persone offese nei procedimenti per reati inerenti alla tratta è stato 2.741. In maggioranza sono state persone di sesso femminile, 2.217 su un totale di 2.741, pari all’80,88%;

    Le cinque nazionalità più rappresentate tra le persone offese per reati di tratta sono: l’albanese (654 persone offese, 23,9% del totale), la rumena (303 persone offese, 11,1% del totale), la nigeriana (230 persone offese, 8,4% del totale), l’ucraina (153 persone offese, 5,6% del totale), la moldava (144 persone offese, 5,3% del totale);

    Il maggior numero di procedimenti per traffico di migranti, nel periodo considerato, si è concentrato in:
    procure di città di frontiera, poste su confini terresti o marittimi, punti di accesso in Italia sulle rotte del traffico. Nel caso specifico, da sud a nord, le città sono Marsala, Lecce, Brindisi, Trieste, Gorizia e Tolmezzo;
    le procure dei due grandi scali aeroportuali italiani, cioè Roma e Milano.

    Le vittime reali della tratta in Italia, nel periodo tra giugno 1996 e giugno 2001, sono stimabili tra le 27.410 (ipotesi minima) e le 54.820 (ipotesi massima).

    Le vittime reali del traffico di migranti in Italia, nel periodo giugno 1996-giugno 2001, sono stimate da un minimo di 85.240 ad un massimo di 170.480.

    ENTI CHE LAVORANO SULLA TRATTA

    Sono 280 gli enti che in Italia lavorano sul tema della tratta.

    Dal 1995 l’Ufficio immigrazione di Caritas Italiana cura il Coordinamento contro la tratta, costituito dal Gruppo Abele, la Federazione delle Religiose d’Italia (Usmi) e quella internazionale (Uisg), la Conferenza dei Religiosi (Cism), la Fondazione Migrantes e diverse Caritas diocesane.

    Se in origine l’impegno è stato prevalentemente in favore di donne presenti nel mercato della prostituzione, questo target è stato affiancato da attenzioni per altre categorie di vittime: 218 enti lavorano con le donne, 160 con le minorenni, 96 con gli uomini, 84 con i minori maschi, 66 con persone transgender.

    A fianco dello sfruttamento sessuale esistono altre forme di sfruttamento di persone. Associazioni e enti del Terzo settore lavorano sullo sfruttamento sessuale (96%), ma anche lavoro forzato (26,8%), impiego forzato in attività di accattonaggio (23,7%), impiego forzato in attività illegali (19,6%), tratta ai fini di espianto organi (2,1%) e tratta ai fini di adozione illegale (1,5%).
    (Il totale delle somme è superiore al 100% perché alcune associazioni lavorano su più campi)

    Il 31,2% svolge lavoro di strada; il 31% circa prevenzione sanitaria, informazione e distribuzione materiali e strumenti; il 41,5% accompagnamento ai servizi sanitari; l’11,5% peer education; il 23,9% servizi di bassa soglia (drop-in, consultori, ambulatori medici); il 35% mediazione interculturale; il 16,2% gestione del Numero verde contro la Tratta.

  • marcoferro

    come volevasi dimostrare gli F-35 sono una patacca e pure costosissima, ogni aereo costerà 160 milioni di dollari e non possiamo neppure mandarli a kagare…incredibile la stupidità criminale dei politici del pd. mentre per il clima ho letto vari articoli di scienziati russi non allineati al pensiero unico dominante e dicono che queste variazioni climatiche non solo colpa dell’uomo ma dall’attività solare e che anzi i mari stanno incominciando a raffreddarsi il che potrebbe annunciare una nuova era glaciale…

  • PhilippRanken

    f-35 truffa di stato no grazie no guerre please