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Nei Sistemi Presidenzialisti in cui il Presidente è al tempo stesso Capo del Governo e Capo di Stato, il Ministro della Casa Civile articola i rapporti tra la Presidenza e i vari Ministeri, svolgendo un ruolo che per certi aspetti è simile a quello di Primo Ministro nei sistemi Parlamentaristi.
Dopo gli attacchi sferrati alla Presidente Dilma Rousseff, culminati con l’accoglimento da parte del Presidente del Senato della richiesta d’impeachment contro di lei, e dopo lo spettacolare attacco mosso all’ex Presidente Lula dal giudice Sérgio Moro, Dilma ha deciso di rafforzare il governo, chiamando Lula ad occupare il posto di Capo della Casa Civile.
Per approfondire, si vedano gli speciali di Latinoamerica
https://www.pandoratv.it/?cat=1219&doing_wp_cron=1458220509.0116829872131347656250

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  • Mylan Key

    SI DICE ED E’ VERO, CHE L’ IPOCRITA CRIMINALE ( RAFFIGURATI DAI FARISEI CON TANTO DI CARTE IN MANO CHE GLI DANNO CONTRO AL 1.000 % ) , GUARDANO IL MOSCHINO PER INFILZARE LA LORO TRAVE E DETERMINARSI GIUSTI . Questo per dire cosa ???? Che l’ attenzione della giustizia Brasiliana, di questo MORO STILE NERO USA, possa avere si dei lati da contestare, ma non e’ nulla contro la trave infinita che li vuole mettere sotto INGIUSTIZIA.
    Qualcosa avra’ avuto Lula, tutto da decifrare e pesare, e qualcosa avra’ pure questo presidente, MA IL CARICO CHE VORREBBERO METTERGLI SOPRA, FAREBBE SPROFONDARE GIUSTIZIA , STATO, COSTITUZIONE, E SOCIETA’.
    === Hanno fatto bene a fare muro. USINO IL LORO POTERE E GIUSTIZIA, PER RITORCERLO CONTRO QUESTO ” MORO” , E SE HANNO AVUTO PECCHE, LE RIPARINO E CAMMININO PIU’ GIUSTI DI PRIMA, E SENZA PAURA.
    === RIPETO : RIMANERE FERMI, O FARE UN PASSO INDIETRO, ED USCIRE IN LIBERTA’ E VIVIBILITA’ , IN UN PAESE COME IL BRASILE, CON TANTE RISORSE E POSSIBILITA’ DI VITA ANCHE NATURALE , IN ESTREMIS, E’ LA VIA MIGLIORE.
    === INDIPENDENZA. IMPARATE DALL’ URUGUAY . Grande presidente.
    HA TAGLIATO I MAFIOSI GLOBALISTI, GLI HANNO SCURENGIATO IN FACCIA IL DEBITO, E SE PASSANO CON LE SCIE CHIMICHE, LI ABBATTONO.
    PIU’ DI COSI’, ITALIOTI, SI POTREBBE. ……

    === DOMANDA : COME VA’ LA SALUTE ???? MEMORIZZO UNA STATISTICA SPORADICA GIORNALIERA, E DI TOSSI E MALI VARI ALLE VIE RESPIRATORIE, SONO IN AUMENTO, E PURE SU GENTE CHE E’ SEMPRE STATA BENE, NON FUMA E NON BEVE, E SONO SANI COME BUFALI. CHE NE DITE ????
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    • Mylan Key

      lLA CORTE COSTITUZIONALE O CHI PER ESSA, SOSPENDE LA NOMINA DI LULA. FARANNO RICORSO. UNA COSA E’ CERTA : SE I MERCATI BORSE FINANZA FANNO ABBASSARE MONETA E ALZARE DOLLARO E CROLLARE LE BORSE BRASILIANE, LULA CONSISTE UN OSTACOLO AGLI INTERESSI GLOBALISTI. POI, ALTRO DI PRECISO NON SO’.
      QUI DA NOI, A META’ PREZZO, DOVREBBERO ESSERE LANCIATI SU MARTE.

      Brasile tra corruzione e lotta politica
      14-03-2016
      di Alberto Barlocci
      fonte: Ciudad Nueva Argentina

      Sotto accusa l’ex presidente Lula per aver riciclato denaro sporco. Si
      chiede la sua detenzione preventiva, ma è difficile non vedervi
      un’intenzionalità politica. Mentre avanza la crisi istituzionale,
      l’economia vive la peggiore recessione degli ultimi decenni.
      Dimostrazioni nelle piazze. Siamo di fronte a un “golpe istituzionale”?
      L’incompatibilità tra corruzione e sviluppo
      Non solo la tormenta politica in Brasile non accenna a diminuire, ma
      col trascorrere del tempo assume nuove e più gravi dimensioni, quasi da
      tormenta perfetta, combinando i suoi effetti con la durissima recessione
      economica. Lo scandalo per la rete di bustarelle e privilegi concessi
      dalla statale Petrobras (stiamo parlando di un giro di tangenti tra i quattro e i sei miliardi di euro) è arrivato alla porta di Luiz Inácio Lula da Silva,
      figura chiave del doppio miracolo brasiliano: una crescita
      spettacolare, ottenuta in otto-dieci anni, che ha trasformato il Paese
      nell’ottava economia mondiale, allo stesso tempo recuperando 40 milioni
      di poveri, passati dalla povertà alla classe media grazie alle politiche
      sociali che hanno inciso sulla ridistribuzione del reddito.
      Nel giro di una settimana l’ex presidente, e leader indiscusso del Partido dos trabalhadores (Pt),
      è stato protagonista di una grande operazione di polizia (200 agenti e
      30 periti): la sua casa è stata perquisita e lui condotto in
      commissariato, trattenuto per diverse ore di interrogatorio nel quadro
      di un’indagine parallela per lo scandalo Petrobras. Poi è stato
      denunciato dai pubblici ministeri per riciclaggio di denaro sporco e
      omissioni nella dichiarazione patrimoniale, accusa accompagnata dalla
      richiesta di arresto preventivo, giustificata dalla facilità con la
      quale Lula potrebbe darsi alla fuga e minacciare o intimorire testimoni
      della pubblica accusa.
      Lula è accusato, insieme a sua moglie, di non aver dichiarato un
      appartamento lussuoso, sito in una località marina. L’ex presidente
      sostiene che non si tratta di una sua proprietà ma di un bene
      appartenente ad un’azienda edile, la Oas, anch’essa però coinvolta nello
      scandalo Petrobras, al punto che il pubblico ministero ha chiesto la
      detenzione preventiva anche per un ex titolare dell’impresa.
      Appare difficile non vedere un’intenzionalità politica in queste misure
      giudiziali. Lo ammettono persino gli avversari dell’ex presidente che,
      tra l’altro, ha sempre offerto la propria disponibilità a parlare in
      sede investigativa. Una sua fuga sarebbe poi non solo un’amissione di
      colpa, ma anche il tracollo definitivo del governo del Pt, capitanato
      dalla presidente Dilma Rousseff. Gli inquirenti
      sostengono la loro richiesta per il sospetto che un eventuale incarico
      nel governo della Rousseff metterebbe Lula a salvo dalla magistratura,
      fatta eccezione per il Supremo tribunale federale. Ma
      anche in questo caso, davanti ad un’opinione pubblica che da mesi
      protesta indignata contro la corruzione e che questa domenica è scesa in
      piazza in tutto il Paese, sarebbe una débâcle politica che potrebbe indurre anche i più fedeli alleati a punire la presidente con l’impeachment che ancora pende sul suo mandato.
      Si tratta dunque di una delicatissima crisi instituzionale ma anche, e soprattutto, politica. Alcuni analisti ammettono apertamente che siamo di fronte al tentativo di “golpe istituzionale”.
      Un ossimoro, certo, perché senza violare le norme costituzionali se ne
      forza l’applicazione. Ed è il sintomo di uno scontro tra interessi
      divergenti: quelli di un modello di gestione centrato sullo Stato quale
      arbitro del mercato e delle politiche sociali – pur se imperfetto e
      piagato dalla corruzione – e gli interessi dei mercati finanziari e dei
      settori industriali, con l’ausilio di media poderosi, come la rete O’Globo,
      che rifiutano di assumere la loro quota del costo sociale in una delle
      peggiori recessioni degli ultimi decenni. Se lo scorso anno il pil
      nazionale è sceso del 3,8 per cento, per quest’anno si prevede un altro
      3,5 per cento in meno.
      A ribellarsi usando tutti gli strumenti legali, sono gli stessi settori
      che a suo tempo, quando cominciò il primo governo Lula, condivisero la
      sua proposta: «Con noi guadagnerete denaro come non mai». Lo hanno fatto
      in modo lecito, durante anni di economia col vento in poppa e, come
      dimostra la pioggia di scandali, anche in modo illecito. Tra le decine
      di condannati a pene durissime, figurano infatti anche manager e
      industriali. Quanto stia loro a cuore il portafoglio lo dimostra la
      disponibilità a creare un problema di governabilità pur di difendere i
      loro utili.
      Sul piano giuridico chi dovrà stabilire le colpe è la giustizia. Ma
      questa tormenta perfetta sorta a partire dalla corruzione lascia in
      chiaro che il pragmatismo, anche se in nome del popolo, non paga e
      nemmeno convince più. Nel passato era in voga in America Latina un
      detto: «Rubano, ma almeno fanno qualcosa». Oggi la
      qualità democratica e lo sviluppo hanno bisogno di una classe politica
      che non solo faccia, ma che non rubi. Per la semplice ragione che corruzione e sviluppo hanno smesso da tempo di convivere. O l’una o l’altro.

  • marcoferro

    la cosa strana è che sia Lula che la presidentessa erano già stati assolti da una commissione precedente a questa, da ogni addebito. come ha detto anche nicolas maduro dal venezuela è in atto un golpe mediatico e giudiziario. è una mani pulite in salsa brasiliana, un metodo vetusto ma che ancora da soddisfazioni ovunque applicato.